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Ricky e i suoi… amici – Capitolo 8

Alissa White

Ricky e i suoi… amici – Capitolo 8
Capitolo 8 – Il parco, la macchina, la casa

Martedì tornai a trovare Stefano e riuscii a parlare brevemente con lui. Mi disse che avrebbe potuto venire al pub venerdì dopo il lavoro. Anche se fosse riuscito a lasciare il lavoro rapidamente, avremmo avuto solo il tempo per una rapida birra prima che dovesse andare via ma questa volta ce ne andammo insieme. Mentre camminavamo verso la fermata del suo autobus, continuavo a tentare di pensare cosa dire per arrivare a fare sesso con lui ma la mia mente sembrava vuota. Ma anche questa volta non avrei dovuto preoccuparmi perché improvvisamente Stefano si rivolse verso di me, sorrise e disse: “Hai visto tutta quella sborra sul muro nel cesso la settimana scorsa?”
Io cominciai a tremare di eccitazione. Capii che quella era la fottuta opportunità.
“Sì e quando sono ritornato una seconda volta ce n’era dell’altra, sul retro della porta. Sai di chi poteva essere stato?”
Stefano non ebbe la possibilità di rispondere perché il suo autobus girò l’angolo e lui dovette correre per prenderlo.
“Ci vediamo domani alle sette.” Gridò.

Quando arrivai a casa andai diritto nella mia stanza, presi il tubo di crema che avevo nascosto, mi sdraiai sul letto e cominciai a godere di me stesso. L’unica immagine nella mia mente era quella di Stefano.

Sabato eravamo al pub solo da mezz’ora quando lui disse che aveva bisogno di aria fresca e suggerì di andare a fare una passeggiata. Pensai che fosse solo perché voleva farsi uno spinello o qualche altra cosa ma, non appena fuori dal bar, disse che conosceva un bel posto dove andare. Il suo modo di parlare cominciò a farmi eccitare ma non dissi niente e mi limitai ad andare con lui. Prendemmo un autobus ed il viaggio durò una decina di minuti, per tutto il tempo le nostre gambe si strofinarono contro quelle dell’altro. Quando scendemmo vidi un vicolo scuro che conduceva di fianco ad una linea ferroviaria. Stefano lo imboccò immediatamente, il percorso era stretto, camminando ci urtavamo ma non dicemmo nulla finché non arrivammo al punto dove il percorso raggiungeva il fianco si un parco.
“C’è un posto dove possiamo andare laggiù” Mormorò: “Nessuno ci vedrà.”
Mentre ci arrampicammo sulla recinzione la mia mano striscò contro il suo uccello, era duro. Seppi per certo che stavamo per divertirci.
Non lontano dal recinto c’era un cesso e Stefano disse: “Ho bisogno di pisciare andiamo lì.”
Scoppiai a ridere, non era una pisciata che voleva, era una sega.
Il bagno era chiuso ma era possibile stare nell’ingresso senza essere visti. Mi avvicinai a lui e pian piano comincii a tirare giù la sua zip, carezzandogli il cazzo mentre lo facevo. Lui fece lo stesso con me. Faceva un po’ freddo ma non ce ne preoccupavamo. Il contatto della mano di un’altra persona sui nostri uccelli ci fece dimenticare dove eravamo. Lentamente e delicatamente ci segavamo l’un l’altro.
In breve Stefano stava mormorando tra di se: “Aaah… aaah… è magnifico…. aaah… aaah…”
Eravamo ambedue così eccitati che non durammo molto. Meno di dieci minuti e stavamo mettendo via i nostri cazzi con un gran sorriso sul viso.

I tre venerdì e sabato sera successivi li passammo al parco. Poi ci fu un colpo di fortuna, mio papà mi permise di tenere la macchina sabato sera. Stefano non lo sapeva e quando arrivai non poteva crederci.
“Dove stiamo andando?” Chiese.
Non dissi niente ma avevo già sistemato le cose. C’era una strada a quindici minuti con uno spiazzo dietro i cespugli. Nessuno sarebbe stato in grado di vedere e se qualche macchina fosse arrivata avremmo visto le sue luci da lontano, prima che il conducente ci vedesse.

Per tutto il tempo del trasferimento lui tenne fuori il cazzo carezzandolo dolcemente mentre con la destra toccava il mio. Finalmente arrivammo sul posto, erano circa le otto. Spensi il motore ma lasciai le luci accese e poi, senza por tempo in mezzo, presi il suo uccello e me lo misi in bocca. Che pezzo di carne aveva!
Quando la mia lingua cominciò a lavorare, Stefano scivolò in giù sul sedile in modo da mettermi in bocca la maggior parte possibile della sua verga. Sapevo che dovevo farlo lentamente perché quando ci masturbavamo l’un l’altro lui eiaculava rapidamente se non lo facevo delicatamente. Nonostante i miei sforzi tuttavia passarono solo un paio di minuti prima che sentissi il suo pene irrigidirsi nella mia bocca e lui cominciò a gemere.
“Sborro. Vengo… Vengo… aah…. aah….”
Quasi simultaneamente lo sperma stava riempendo la mia bocca e stava gocciolando giù per il mio mento.
“È stato stupendo… Fottutamente magnifico!”
Restammo seduti in macchina per i cinque minuti seguenti senza dire niente ma per tutto il tempo Stefano mi carezzò delicatamente il pene. Lui fu il primo a parlare: “Sto per farti un pompino, spero che tu lo goda quanto è successo a me.”
Quasi subito una fottuta macchina apparve dietro di noi e tutto quello che ottenni quella sera fu la mano di Stefano sul mio uccello.

Durante le feste di Natale ci limitammo al bar e poi nel parco ma l’anno nuovo ci portò un altro colpo di fortuna. Il primo weekend dopo Capodanno mamma e papà decisero di andare a trovare uno zio. Avrebbero portato con loro mio fratello ed avrebbero voluto che andassi anch’io. Io non volevo andare ma pensai fosse meglio non insistere. Mamma e papà passarono tutta una sera a discutere se lasciarmi a casa. Quando mi sembrò che le cose volgessero a mio favore decisi che era ora di dire la mia e mormorai qualche cosa sulle materie che avrei voluto preparare per la scuola. Quello fu il colpo da maestro. Mi fu permesso di restare a condizione di non portare nessuno a casa e non stare fuori il sabato sera dopo le dieci.

Non vedevo l’ora di dirlo a Stefano. Gli diedi la notizia appena finì di lavorare venerdì e gli chiesi immediatamente se avesse potuto fermarsi per la notte per permetterci di divertirci veramente. L’espressione sul suo viso diceva che avrebbe voluto, ma dapprima non disse niente. Rimase in silenzio. Alla fine disse: “Il guaio è che non so se mia mamma sarà d’accordo dato che non ti conosce… io lo vorrei veramente… comunque potremo divertirci anche se non vengo… te lo dirò domani sera quando ci incontreremo.”
Cazzo, non vedevo l’ora che arrivasse la sera di sabato. Appena i miei genitori se ne furono andati quella mattina, cominciai a sistemare le cose in caso la risposta di Stefano fosse sì. Dovevo assicurarmi di non lasciare tracce. Conoscevo mia mamma, avrebbe girato la casa alla ricerca di impronte digitali se ne avesse avuta l’opportunità.
Presi tre grandi asciugamani nell’armadio a muro. Ne misi due sul mio letto ed uno per terra. Ne misi anche due di fianco al letto. Cercai la crema che stavo usando e la misi sul comodino di fianco al letto. Misi un grosso sacco nella camera da letto ed uno nella cucina per la spazzatura. Alle quattro tirai le tende lasciando un piccolo spiraglio in camera mia in modo che potesse entrare la luce dell’illuminazione stradale. Avevo ancora circa quattro ore da aspettare prima che Stefano arrivasse ed io non potevamo fare a meno di toccarmi il cazzo ogni cinque minuti per assicurarmi che ci fosse ancora e di andare davanti allo specchio nudo per ammirare il mio corpo.

Alle sette e trenta andai al supermercato e Stefano già era là.
“Allora?” Dissi un po’ nervoso. Lui mi guardò, sorrise ed accennò col capo.
“Cazzo… sì!” Gridai.
“Però dovrò ritornare a casa entro le dieci domani.”
Decidemmo di andare al bar per un paio di birre prima di andare a casa mia. Gli spiegai che dovevo stare attento nel farlo entrare in casa, bisognava che nessuno lo vedesse. Il nostro vicino era un curioso e se avesse visto qualcuno anche solo bussare alla porta, la mamma l’avrebbe saputo prima di scendere dalla macchina. Gli dissi che quando saremmo arrivati a casa gli avrei mostrato un cancello laterale che conduceva ad un vicolo. Avrebbe dovuto aspettare là dieci minuti dopo che fossi entrato e l’avrei fatto entrare.
Stefano ascoltò tutto questo e poi mi spiegò come aveva fatto ad avere da sua mamma il permesso di restare per la notte. Aveva detto al suo miglior amico di scuola che avrebbe voluto passare la notte con una ragazza che aveva incontrato al lavoro e lui aveva accettato di telefonare a sua madre per chiedergli il permesso di farlo restare da lui quella notte. Poiché lei lo conosceva bene, era stata d’accordo.

Dopo altre due birre andammo a casa mia ed alle nove eravamo nella mia camera nudi e pronti all’azione. Io non l’avevo mai visto nudo anche se avevo avuto la mia mano sul suo uccello parecchie volte.
Era piuttosto magro e questo faceva sembrare il suo uccello veramente grosso, sembrava più grosso del mio e lo misi di fianco al suo.
“Grosso bastardo!” Dissi: “Sei più grosso di me!”
“Soprattutto riuscire a mettertelo in bocca!” Fu la risposta.
A questo punto non potevo fermarmi, mi inginocchiai e cominciai a leccare il suo pezzo di carne. Non passò molto prima che cominciasse ad emettere dei suoni e lamentarsi piano, facendomi capire che se la stava veramente godendo. Presto non fu solo la mia lingua ma anche le mie labbra a lavorarlo. Improvvisamente mormorò: “Aspetta un momento, non voglio ancora venire.”
Mi fermai e lo guardai. Aveva un gran sorriso sulla faccia.
“Lo faccio un po’ io se vuoi.”
Generalmente al parco ero io che succhiavo ma non dissi di no. Mi sdaiai sul letto col cazzo pulsante in aria. Stefano si inginocchiò su di me. Non so come accadde ma presto capii che stavamo facendo un sessantanove e dimenticai tutto mentre lavoravo dolcemente sul suo uccello godendo della sensazione del mio dentro la sua bocca. Improvvisamente realizzai che il mio cazzo non era più nella sua bocca e lo sentii respirare affannosamente.
“Ah… Ah… Ah. Vengo… Vengo … Ah… Ah… Ah… Aaaaaaaaaaaaaaah.”

Spinse il pene profondamente nella mia bocca e sentii un fiotto dopo l’altro di sperma spizzare dentro di me. Poi lo tolse lentamente e si draiò sulla schiena. Io mi misi immediatamente a cavalcioni su di ui e cominciai a strofinare furiosamente ilmio cazzo. Pochi secondi e la sua faccia era coperta della mia sborra.

Presi un asciugamano e lo gettai a Stefano che lo prese e cominciò ad asciugarsi il seme dalla faccia.
Ci mettemmo i boxer, non so perché, ed andammo in cucina per un’altra birra. Mentre eravamo lì seduti in silenzio, lui spostò un po’ la sua sedia ed io vidi che il suo uccello era tornato duro.
Poi improvvisamente disse: “Vuoi scoparmi, Ricky?”
Dapprima rimasi zitto, sicuramente volevo fotterlo, ma sino ad allora non avevo mai vito un porno o almeno una foto di due uomini che scopavano e non ero sicuro di riuscire a farlo.
Ripetè la domanda ed io capii che sarebbe stato impossibile dire no e mormorai: “Perché no?… Sì”
“Forza, voglio vedere quanto è bello. Ho trafficato con le dita nel mio culo mentre mi mastubavo e mi chiedevo come fosse avere dentro un cazzo.”

Ritornati in camera mia lo feci sdraiare sul letto e gli feci mettere le mani sulle ginocchia prima di spalmare la crema sul suo culo e sul mio cazzo. Sapevo di dover essere delicato per non fargli male, così mi mossi lentamente e cominciai a spingere piano. Dapprima fu po’ difficile e pensai che le cose sarebbero state complicate, ma poi lo sentii mormorare: “Forza, mettilo dentro, mettilo dentro!”
Il solo sforzo di spingere dentro l’uccello quasi mi fece venire, ma il mio carico rimase intatto. Era una gran sensazione anche solo lo stare col cazzo afferrato dal suo culo. Fu ancora più incredibile quando cominciai a muovermi lentamente. Sentivo continuamente Stefano che mormora va: “Avanti… avanti… è dannatamente bello.”
Cominciammo a respirare affannosamente ed io mi fermai per un po’. Ero felice di aver eiaculato mezz’ora prima, altrimenti non sarei stato in grado di controllarmi.
Cominciammo ad essere sempre più rumorosi ed improvvisamente ci fu un’esplosione quando il mio cazzo sparò la mia sborra nel suo culo. Ci fu una lunga pausa, poi sussurrai: “Cazzo cos’è stato!”
Tolsi lentamente l’uccello e lo sperma colò sull’asciugamano che era sul pavimento. Stefano si alzò, si girò con un gran sorriso sul viso, spinse in avanti le anche e cominciò a massaggiarsi rapidamente l’uccello. Un secondo e lo sperma stava schizzando sul mio torace.
“Merda, lo potrai rifare ogni volta che ti piacerà.” Mormorò mentre lentamente ci riprendevamo sul letto e ci coprì col piumone prima di addormentarsi.

Il mattino seguente mi svegliai alle otto, il mio cazzo era duro e pulsava. Mi girai verso Stefano, era sdraiato sulla schiena e si stava masturbando dolcemente.
“Non dobbiamo perdere tempo.” Disse: “Devo essere a casa per le dieci.”
Senza aspettare risposta prese il mio cazzoe se lo mise in bocca. Io mi sdraiai indietro e mi accinsi a goderne. Dopo cinque minuti bisbigliai: “Vuoi che ti scopi di nuovo?”
“Cazzo, sì! Ma prima ti succhierò, così non verrai troppo velocemente quando avrai l’uccello dentro di me.” E cominciò a succhiare più forte.
‘Oh cazzo. Stefano… sto venendo…. vengo… vengo!” Gridai ed il mio sperma schizzò sulla sua faccia. Ci pulimmo ed andammo a fare colazione seguendo il cazzo di Stefano che indicava la strada.

Non ci volle molto tempo per la colazione, Stefano voleva disperatamente tornare in camera, anche il mio cazzo lo voleva e la routine fu la stessa della notte precedente. Io ero un po’ più rilassato questa volta perché sapevo che ero in grado di farlo e che lui avrebbe goduto ogni secondo del mio uccello nel suo culo.
L’unica cosa che posso dire è che fortunatamente il mio letto non era vicino alla porta di uno dei vicini, Stefano che si lamentava ed io che ansimavo, Stefano che gemeva e che orgasmo fu! Mentre io pompavo, Stefano afferrò la sua verga, cominciò a masturbarsi e quando il mio sperma schizzò nel suo culo, lui aumentò il ritmo e gridò: “Aaaaaaaaaaaaag!…” mentre la sua sborra veniva sparata fuori dal suo cazzo e sopra il pavimento.

Pulimmo rapidamente e lui fece una doccia, non voleva che sua mamma sentisse l’odore di sperma e non appena sentii il vicino uscire per una passeggiata, aprii la porta laterale per arieggiare. Il resto della mattina fu speso a pulire e mettere nella lavatrice ogni cosa avesse macchie di sperma.

Il venerdì seguente al bar l’unico nostro argomento furono solo gli eventi del sabato precedente. C’era molta gente così Stefano continuò a piegarsi in avanti e sussurrare nelle mie orecchie cose come ‘Che magnifica sensazione sentire il tuo cazzo nel mio culo.’ e ‘Cazzo! Quanta sborra hai prodotto quando mi sei venuto in faccia.’

Il guaio era che le nostre sessioni al parco non erano più le stesse.
Di solito ci masturbavamo l’un l’altro. Qualche volta gli facevo un pompino ed una volta tentai di sbattergli dentro il cazzo. Ma faceva così freddo che non fu un successo. Eravamo molto frustrati. Ora conoscevamo il vero sesso e non potevamo farne a meno. Le cose raggiunsero il culmine all’inizio di marzo. Il venerdì stava piovendo così forte che era impossibile andare al parco. Sabato fu lo stesso. Noi eravamo al bar sempre più frustrati. Alla terza birra a Stefano venne un’idea. Si avvicinò al mio orecchio e mormorò: “Hai mai pensato ad una cosa a tre?”
Dapprima non capii cosa stesse dicendo e mi limitai a guardarlo con espressione smarrita. Si avvicinò di nuovo al mio orecchio: “Troviamo un ragazzo che abbia una casa e potremo fare sesso là ogni settimana.”
“È un’idea magnifica!” Esclamai così forte che una coppia al bancone si girò a guardarci: “Ma dove potremmo trovarlo?”
“Non so ma ci deve essere qualche ragazzo sui vent’anni a cui non dispiacerebbe un po’ dei nostri cazzi.”
La conversazione si fermò quando qualcuno venne a sedersi vicino a noi. Quella notte, tuttavia, mentre ero sdraiato sul mio letto a carezzarmi l’uccello, pensai ad un piano di azione.

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