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ASIA e il COLOSSO D’EBANO

Babe

ASIA e il COLOSSO D’EBANO
Me lo chiedevo continuamente: ma perchè molti uomini erano così attratte da noi trav?
La risposta era dentro di me e neanche lo sapevo. Alcuni uomini impazziscono per noi trav perchè abbiamo una voglia di cazzo che molte donne genetiche per pudore, morale, routine quotidiana, hanno perso o non hanno mai avuto.
Che male c’è ad essere per molte ore al giorno sempre e costantemente desiderosa di toccare, leccare, essere penetrata da un enorme e duro cazzo. Se questo significa essere troia allora sono proprio una gran troia! E la mia vita e le mie storie mi danno conferma di questo.
Con l’arrivo dell’estate, saranno le belle giornate di sole, il fatto di essere quasi sempre svestita, i pettorali degli uomini che fuoriescono da camicie e magliette troppo strette, la mia proverbiale voglia di cazzo aumenta in maniera esponenziale.
Da qualche tempo mi balenava l’idea di incontrare un uomo di colore. Mi faceva impazzire vedere il loro fisico possente, i muscoli guizzanti e poi il cazzo nero, grosso, largo, pieno di vene pulsanti. Continuavo a guardare film porno dove delle fortunate fanciulle succhiavano e si facevano scopare da magnifici stalloni di ebano.
Omar era un Senegalese che viveva a Roma, lo avevo conosciuto su internet, appena viste le foto del suo profilo ho detto: “questo toro da monta deve essere mio”.
Sono stata io a contattarlo
. Era palestrato e faceva il buttafuori in discoteca, certamente la figa bianca non gli mancava.
Ci scambiammo la mail e delle foto e io rimasi a bocca aperta: aveva un fisico possente, un collo taurino, le braccia e le gambe grosse e muscolose, i pettorale e gli addominali scolpiti.
E poi quel fantastico giocattolo che si portava fra le gambe, era enorme, in lunghezza e in larghezza.
Ma sarei stata capace di prendere in bocca e nel mio sederino quel mostro?
Sarebbe stata una sfida alla puttana che c’è in me.
Omar era intimidito dall’idea di incontrare una Trav, io avevo paura che quelle foto erano false e me lo sarei preso nel culo, ma non come volevo io.
Ero riuscita a strappare un incontro con Omar per un Venerdì sera in un Motel di vicino la stazione.
Arrivai prima io, largamente in anticipo, per prepararmi e vestirmi da gran troia.
La vestizione per noi Trav è qualcosa che va oltre il semplice gesto di prepararsi in modo sexy per il proprio uomo, la vestizione è carica di eccitazione e una preparazione emotiva, psicologica, sessuale.

Vedevo il mio corpo liscio, magro, depilato entrare in una profumata e attillata sottoveste nera.
Vedevo il mio culetto cinto da un tanga di pizzo nero.
Vedevo le mie gambe lunghe inguainate da autoreggenti nere.
Vedevo le mie scarpe nere con tacco 15 che rendevano le mie caviglie ancora più fini.
Vedevo il mio rossetto rosso sangue, le mie unghia rosse e lunghe, e pensavo: ora sono pronta ad eccitare qualsiasi uomo.
Quando Omar bussò alla porta il cuore mi salì alla gola e andai subito ad aprire.
Davanti a me mi trovai questo colosso di uomo che corrispondeva alle foto che mi aveva mandato e assomigliava tantissimo, ad uno dei miei attori porno preferiti: Shane Diesel.
Ci salutammo con un bacio e poi io, prendendolo per mano, lo accompagnai a sedersi sul letto.
Sculettavo sui miei tacchi alti come una troia sul marciapiede, lui appoggio le sua grossa mano sopra il mio culo e io sentivo l’eccitazione crescere.
Seduti nel letto, mentre io gli accarezzavo le gambe possenti , facemmo la nostra conoscenza, ma eravamo tutti e due troppo eccitati per dilungarci in chiacchiere.
La mia mano salì dalle gambe alla sua patta che era gonfia a dismisura.
Lui si alzò in piedi e io gli slacciai i pantaloni e gli tirai giù le mutande. Come nelle migliori tradizioni porno spalancai gli occhi e la bocca e dissi: “mio Dio!”.
Era lì, di fronte a me, un enorme e pulsante cazzo nero.
Le mie piccole mani non riuscivano ad avvolgerlo tutto.
Lo sentivo indurirsi sempre di più, le sue vene, grosse come le mie dita, pulsavano e lo gonfiavano.
Ero in ginocchio davanti a lui, mi prese tra le mani la testa e mi disse la parolina magica: “ciuccialo troia”.
Prendere in bocca quel giocattolo fu un’impresa.
Spalancai a dismisura le mie mandibole e a mala pena riuscivo a prendere in bocca la sua cappella.
Sentivo pulsare le vene nella mia bocca e lui che mi schiacciava la testa sulla sua virilità, mi sentivo soffocare, tossivo e riempivo il suo cazzo di saliva,
Non era più la mia testa a muoversi ma il suo bacino.
Stava scopando la mia bocca dandomi un assaggio di quello che poteva attendere al mio sederino.
Mentre lo spompinavo lui mi guardava negli occhi e io facevo altrettanto.
Mi piaceva vedere i suoi bicipiti e i suoi pettorali gonfi. Il suo cazzo nero, gonfio, pulsante, era lucido della mia saliva che colava dalla mia bocca al mio petto.
La stanza si riempiva di rumori di risucchio e dei suoi grugniti di maschio arrapato.
«Girati, che ti voglio spaccare il culo», non me lo feci ripetere due volte, anche se ero spaventata dalla parola «spaccare».
Mio dio, sarei riuscita a prendere tutto quel bastone nel mio buchetto?
Mi girò nel letto e mi mise a pecorina, con il mio culetto per aria. Incominciò a leccare per bene il mio buchetto.
Sentivo il suo languone che insalivava per bene la mia fighetta anale.
Poi prese il profilattico e lo indossò.
Appoggio la sua grossa cappella nera sul mio buchetto.
Io gli dissi impaurita: «ti prego, non farmi male», credo che questa mia paura lo eccitò ancora di più.
Mi disse: «stai tranquilla piccola». Chiusi gli occhi e strinsi i denti e lui entrò piano.
Sentì le pareti lacerarsi e un dolore che mi fece gridare.
Lui con le sue manone mi tappo la bocca, soffocando il mio urlo.
Ci volle un po’ prima che il dolore si trasformò in piacere. Piacere di essere riempita, di sentire quel bastone che scorreva nel mio culetto e mi devastava tutta.
Lo stavo prendendo tutto, lo sentivo pulsare e gonfiarsi nel mio intestino.
I suoi colpi divennero sempre più decisi e profondi.
Sentivo le sue grosse palle schiaffeggiare il mio culetto.
Alla parete era appeso uno specchio e potevo vedere quel grosso stallone nero che furioso e eccitato montava la sua puledrina bianca.
Lui era così grosso, imponente, io ero così minuta e indifesa.
Vedevo le mie lunghe e affusolate gambe che terminavano con le scarpe tacco 15, le mie braccia magre venivano tenute ferme dalle sue imponenti mani, il mio culetto, con il tanga nero spostato, era arrossato dai suoi schiaffi.
Una parte di me non ce la faceva più e voleva che smettesse, un’altra parte di me sarebbe rimasta per ore, per giorni.
Era un’a****le eccitato, un re nero che sottometteva la sua donna bianca e brandiva un nodoso scettro di ebano.
Non so per quante ore continuò a penetrarmi, non so per quante volte ebbi un orgasmo anale.
Le lacrime di dolore e eccitazione scorrevano dai miei occhi sul mio viso, struccandomi e dandomi l’aspetto di una puttana picchiata dal suo pappone.
Ad un tratto tolse il suo bastone dal mio buchetto e sentii la mia schiena inondata da una cas**ta di sperma caldo.
La stanza si riempì dei suoi maschi grugniti e dal profumo muschioso del suo seme.
Rimanemmo distesi e ansimanti su quelle coperte, accarezzando i nostri corpi nudi e baciandoci appassionatamene.
Il mio grosso amante nero, dopo aver abusato del mio corpo si alzò, si fece una doccia e dopo avermi ancora baciato mi salutò e se ne andò.
Il culetto mi fece male per giorni ma quel maschio mi aveva fatto sentire completamente femmina. Omar si è oramai sposato con una ragazza italiana ma ci vediamo regolarmente perchè sono diventata la sua amante fissa. Grazie a lui ho esaudito un’altra mia fantasia: una gang bang in cui io sono la femmina a disposizione dei suoi amici di colore….ma questa e’ un’altra storia…

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