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C’è sempre una prima volta …

C’è sempre una prima volta …
“Senti, devo dirti una cosa molto importante … se posso”, mi fece Giulio con voce tremante.
“Dimmi pure, cosa c’è?”, gli risposi.
Eravamo tutti e due in piedi, completamente nudi e ci stavamo baciando appassionatamente, prima di metterci sul lettone per dedicarci ad una bella scopata antistress.
“Ecco … non so da che parte cominciare, però è da tempo che ci sto pensando su, e oggi volevo … si, insomma …”
Io lo guardavo con fare interrogativo; non riuscivo a capire dove volesse andare a parare. Poi mi venne in mente il peggiore dei pensieri: “Mi vuoi forse dire che non ti interesso più?”, gli suggerì, con una smorfia di dolore in viso. “Vuoi che me ne vada via di casa?”.
Al solo pensiero di non poter più stringere il mio Giulio tra le braccia, mi vennero le lacrime agli occhi e un nodo alla gola.
“No, no, ma che hai capito? Certo che ti voglio!”, mi rassicurò lui, abbracciandomi forte.
“Mi hai spaventato a morte!”, dissi singhiozzando, “Ti prego di non farlo più, lo sai quanto tu sei importante per me!”.
Il nostro rapporto andava avanti oramai da anni e, in tutto questo tempo, si era evoluto in qualcosa di speciale, ricco di sentimenti e di affetto, anche se aperto e senza costrizioni.
Quando avevo avuto il mio primo rapporto con due maschi o quando avevo vissuto la mia prima avventura bisessuale con la Emy, c’era sempre Giulio accanto a me a rassicurarmi e a tenermi la mano. Con lui avevo condiviso la gran parte delle mie esperienze sessuali ed affettive e, sinceramente, mi era difficile immaginare di non averlo più accanto, anche se in cuor mio sapevo che prima o poi questo sarebbe accaduto, ma non volevo pensarci; non ancora per lo meno.
“Volevo solo chiederti una cosa un po’ imbarazzante, ecco tutto”.
Gli sorrisi, tirai su col naso e mi asciugai le lacrime con il dorso della mano. “Dimmi tutto allora”.
“Ecco”, disse abbassando lo sguardo, “Volevo chiederti se mi puoi rompere il culo”.
A quelle parole sgranai gli occhi. “Prego?”, gli risposi con fare sbigottito.
“Si, hai capito bene: ti ho chiesto se mi puoi inculare. Sai, io non ho avuto mai il coraggio ne di farlo, ne di chiederlo a nessuno”.
Effettivamente Giulio, che sotto sotto era un timidone, non mi aveva mai chiesto di inchiappettarlo, ne io gli avevo mai domandato niente di simile. D’altronde lui sapeva i miei gusti: sapeva fin troppo bene che mi piaceva essere posseduto da lui e da altri maschietti, sapeva che adoravo essere impalato e che raggiungevo il massimo dell’orgasmo con la penetrazione anale.
Pertanto non c’era alcuna ragione di chiedergli prestazioni di questo tipo. Ogni tanto, è vero, lui si divertiva a farmi una pompa (e le sapeva fare anche molto bene), ma la cosa finiva lì; l’oggetto preferito delle sue attenzioni era sempre il mio culo e basta!
“Ma sei sicuro di volerlo fare?”, gli chiesi con fare amorevole, “Guarda che se lo fai solo per compiacermi, sappi che non è necessario: io ti amo così come sei, non voglio che tu ti umili per me!”.
“No, non lo faccio per umiliarmi, ma perché voglio sapere cosa si prova. Io vedo come godi tu quando a possederti sono io, ed ora vorrei provare ad invertire i ruoli, sempre se a te sta bene”.
Io cercavo di dissuaderlo, però a dire il vero la cosa incominciava stuzzicarmi, ed anche parecchio.
“Allora, che mi rispondi? Visto tutto quello che c’è tra noi e l’amore che anche io provo nei tuoi confronti, mi farebbe immensamente piacere che fossi tu a sverginarmi il culo”.
Mi sentii onorato da tale privilegio. “Certo, lo farò volentieri. Però ora vieni qui e fatti baciare”.
Ci mettemmo nel lettone e continuammo a baciarci appassionatamente per un bel po’. Poi mi fermai e dissi: “Ok. Da quì in avanti il gioco lo conduci tu; procedi come vuoi”.
Gli diedi un ultimo bacio e mi spostai di lato; lui mise la testa tra le mie gambe, prese in mano il mio uccello turgido e incominciò a succhiarlo con grande impegno e maestria. Ogni tanto la sua lingua si soffermava sul frenulo e sulla cappella per ripulire la superficie dal liquido lubrificante che fuoriusciva copiosamente, per poi riprendere con una vigorosa pompa, mentre con l’altra mano si smanettava il cazzo.
Io mi torturavo i capezzoli eretti e mugolavo dal piacere, che si faceva sempre più intenso. Poi, ad un certo punto, lo bloccai.
“Basta così Giùgiù. Adesso ti ungo il buchino con la vaselina, mentre tu farai la stessa cosa con il mio uccello”.
Così, dopo esserci vicendevolmente lubrificati, gli feci la domanda cruciale.
“Come preferisci essere penetrato? Vuoi che lo facciamo alla pecorina, o preferisci sederti tu sopra di me?”.
Lui ci pensò un po’ su, poi disse: “Preferirei stare sopra di te. Magari così entra meglio”.
“Tranquillo”, dissi ridendo, “Vedrai che la sensazione che proverai ti piacerà parecchio. Anzi, credo che in seguito non potrai più farne a meno”.
Lui si mise sopra di me a gambe aperte e si abbassò, fino a prendere tra le dita il mio glande. Poi lo puntò sul suo sfintere e cominciò a introdurselo dentro.
Lo sentivo mugolare ed emettere dei bassi versi strozzati, poi avvertii il contatto intimo tra la mia cappella e le parti interne del retto di Giulio.
“Rilassati quanto più possibile. Non opporre resistenza e vedrai che scivolerà dentro senza problemi”.
A quelle mie parole, lui si rilassò ancora di più. Poi, dopo un profondo respiro, si cacciò tutto il mio cazzo dentro di lui, arrivando a toccarmi col suo culo le palle.
Giulio mugolava ad occhi chiusi, con un espressione indecifrabile dipinta sulla faccia.
“Provi dolore?”, gli chiesi preoccupato, “Vuoi che smettiamo? Lo tolgo subito se vuoi”.
“No!”, mi rispose lui con tono deciso, “Mi piace eccome … ahhh!!! è una sensazione davvero mai provata prima … Mhhh!!! adesso capisco perché ti piace tanto farti fare il culo!!!”.
Prese ad andare su e giù e, mentre io gli accarezzavo i glutei, lui con le mani si teneva alla testiera del letto. Si era impalato in modo che fossimo l’uno di fronte all’altro, e questo mi suggerì di eccitarlo oralmente.
Così, contorcendomi un poco, riuscii ad arrivare a ciucciargli il cazzo, che pareva di marmo tanto era duro. Mentre lui proseguiva con quel bellissimo smorzacandela, io seguitavo a spompinarlo come potevo, con suo grande godimento.
“Si … ahhh!!! … ancora, ancora, si … ti prego … continua così. Dio mio, quanto è grosso e duro il tuo uccello … sembra un palo!”.
Potevo vedere l’immagine della schiena di Giulio riflessa nello specchio dell’armadio; i suoi capelli lunghi e boccoluti scivolavano lungo le spalle ricoperte di pelo e, in fondo c’era il suo bel sedere che si muoveva ritmicamente. Dio mio, quante volte mi ci ero specchiato con compiacimento e vanità, mentre il mio amore mi possedeva in modo maschio, o quando mi contorcevo dal piacere.
Certo che ne era passata di acqua sotto i ponti, da quando io e Giulio avevamo fatto l’amore per la prima volta. La nostra prima notte insieme fu memorabile: lui ci diede dentro come un matto, sfondandomi il culo senza alcun ritegno, mentre io venni più volte, in preda ad una eccitazione indescrivibile.
Ora era lui, per la prima volta dopo così tanto tempo, a sollazzarsi con il mio cazzo ed a provare l’ebbrezza della penetrazione.
Ogni volta che facevamo sesso, io mi trasformavo: le mie movenze si facevano più delicate del solito e la mia voce, che normalmente era maschia, si modulava con toni più dolci. In quel momento notai con soddisfazione che era lui ad assumere comportamenti più remissivi e passivi, obbedendo in maniera incondizionata a tutto ciò che gli dicevo.
“Dai Giùgiù, cambiamo posizione. Ti va?”.
“Si!”, mi rispose lui, “Aiutami tu”.
Spostai il cuscino su cui poggiavo la testa in una diversa posizione, poi lo presi tra le braccia e – senza mai togliere il mio uccello dal suo culo – lo spostai in modo da scoparmelo alla missionaria.
Il suo sedere sollevato poggiava sul cuscino e la sua testa sul materasso. Misi le sue gambe sulle mie spalle e incominciai a spingere; lui, sotto di me, continuava a gemere dal godimento, mentre con le mani mi stringeva i polsi.
Ogni tanto mi avvicinavo a lui per baciarlo sulla bocca, con dolcezza e passione, come lui faceva normalmente con me. Mentre continuavo a scoparmi a fondo il mio uomo, sentivo crescere ancor più in me l’amore e l’affetto verso di lui; provavo anche un sentimento di grande ammirazione nei suoi confronti, proprio perché quel giorno aveva deciso di mettere in discussione tutto se stesso e di buttare alle ortiche l’orgoglio maschile.
Il suo cazzo svettava eretto, in attesa di essere maneggiato dalle mie mani esperte.
“Aspetta, adesso ci penso io a farti godere, tesoro mio!”. Lui mi guardò e sorrise, divertito da quel “tesoro”, proferito in quella circostanza così inusuale (per lui): non era abituato a farsi chiamare da me in quel modo così sdolcinato e, per la verità, anche un po’ ironico.
Comunque presi in mano il suo bell’uccellone e incominciai a masturbarlo per bene e con vigore, mentre lui proferiva frasi di apprezzamento per quella gustosa manipolazione.
Continuai a scoparlo e a mungerlo per un bel po’, finché non sentii le contrazioni che precedevano la sborrata.
“Godo … godo … ahhh!!! vengo!!!”, disse lui al culmine dell’orgasmo, ed eruttò una quantità impressionante di liquido seminale caldo e cremoso, che andò ad impiastricciare la mia manina ed il suo bel corpo peloso.
Giulio aveva una sborrata sempre molto abbondante, ma oggi aveva proprio superato se stesso: “Miracoli della stimolazione anale”, pensai alla vista di tutto quello sperma. Così, dopo quella bella godutona, estrassi il mio bastone di carne dal suo culo, e mi diedi da fare per bere tutto il suo seme, senza che ne andasse sprecata nemmeno una stilla.
Adoravo il sapore del suo sperma, così leccai via dapprima quello che era finito sul dorso della mia mano, e poi quello ricaduto su di lui. Dopo aver ripulito con dovizia anche il suo pene, gli chiesi se desiderasse ancora qualcosa d’altro.
“Si, vorrei che tu mi venissi sul viso!”.
A quelle parole quasi mi commossi; avevo sempre desiderato ricambiare i trattamenti facciali che Giulio mi donava puntualmente ad ogni nostro rapporto, ma non avevo mai avuto l’ardire di chiedergli una cosa del genere, poiché pensavo che per lui fosse troppo umiliante.
Mi misi sopra di lui e incominciai a smanettarmi; poi improvvisamente mi disse: “Aspetta, faccio io!”. Così, mentre con sinistra mi accarezzava le palle, con la destra prese a farmi una bella sega, intervallata da qualche ciucciata alla cappella.
Alla fine venni copiosamente sul suo viso, con dei lunghi getti che andarono a sporcare anche i suoi capelli. Oramai ero letteralmente in preda ad un delirio di sentimenti d’amore e di passione sfrenata, così presi a leccare via dalla sua faccia tutta la mia sborra.
Per concludere in bellezza, Giulio volle ripulire, con la sua lingua, il mio glande da tutti i residui di liquido seminale, e questo mi fece molto piacere.
“Sai che il sapore dello sperma non è male? Pensavo fosse rivoltante, e invece devo dire che è alquanto gradevole”, commentò lui non appena finita l’opera di accurata pulizia a cui mi aveva sottoposto.
Mi stesi su di lui, stanco ma raggiante di gioia, con la testa appoggiata al suo petto, per ascoltare meglio il battito del suo cuore. Socchiusi gli occhi e, mentre lui mi accarezzava la testa, mi chiesi dentro di me se quella serata memorabile si sarebbe mai più ripetuta.
Non dovetti attendere molto: qualche giorno dopo Giulio mi chiese nuovamente – e questa volta senza imbarazzo – di possederlo analmente. Da allora ci scambiammo spesso di ruolo, anche durante la stessa scopata, godendo entrambi della reciproca penetrazione.
“Quante cose piacevoli mi sono perso, per colpa delle mie paure!”, diceva puntualmente lui. Eh si, mai lasciarsi condizionare da inutili preconcetti o tabù, perché così si spreca il meglio di quello che ci offre la vita; forse ogni tanto bisognerebbe tornare un po’ bambini e lasciarsi guidare solo dall’emozione di sperimentare situazioni nuove.

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