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In treno

In treno
Avevo passato la domenica al paese in cui ero cresciuto e venne il momento di prendere il treno per recarmi alla città nella quale aveva sede l’università che frequentavo, sarei arrivato la domenica sera come solito così da essere fresco e riposato il lunedì mattina.
Il più delle volte facevo il viaggio con Lamberto il quale puntualmente, una volta arrivati in appartamento la domenica sera, si infilava nel mio letto per farmi il culo eccitatissimo dopo che per tutto il viaggio ci eravamo scambiati segnali e gesti provocatori che credevamo di cogliere e capire solo noi due; quella domenica invece Lamberto era rimasto in città per studiare e io viaggiavo da solo.
Salii sull’intercity e presi posto in uno degli scompartimenti, all’interno c’era già un uomo sulla quarantina, molto alto e robusto con una folta barba nera ed i capelli corti un po’ diradati; lo salutai educatamente, gli voltai le spalle per mettere il mio zaino sul portavalige e mi sedetti sul sedile di fronte a lui.
Il treno si mosse e nessun altro entrò nel nostro scompartimento e si sa, quando ci si trova chiusi in uno spazio di pochi metri quadri con un’altra persona si finisce inevitabilmente per rivolgersi la parola ed entrare un po’ in confidenza.
“Sei uno studente?” mi chiese.
Risposi di si e lui mi raccontò di essere in viaggio per lavoro, parlammo un po’ del più e del meno poi mi chiese come mai non viaggiavo con il mio amico.
“Quale amico?” chiesi.
“Quello con cui di solito percorri questo tratto la domenica, ti ho visto altre volte, ed una volta abbiamo fatto anche il viaggio nello stesso scompartimento ma non preoccuparti, è normale che tu non mi abbia notato mentre eri in compagnia di un così bel ragazzo, ti capisco, anche tu sei un bel ragazzo, il tuo amico è fortunato ad averti, condividete lo stesso appartamento?”.
“Non pensi male!” risposi mentre mi sentii addosso una forte vampata di calore, “siamo amici ma non abbiamo certe tendenze, comunque si, condividiamo l’appartamento e anche la stanza”.
L’uomo si mise a ridere poi mi disse: “a chi la racconti? si vede benissimo che siete più che buoni amici ed inoltre vi ho sentiti parlare e mormorare su cosa avreste fatto una volta arrivati a casa vostra, ma non preoccuparti, non è una cosa che mi scandalizza”.
A quel punto ricordai di quella volta in cui Lamberto era talmente infoiato che voleva addirittura portarmi in bagno e incularmi sul treno, continuava a farmi battutine sussurrandomele nell’orecchio ed evidentemente non sussurrava abbastanza a bassa voce, facemmo proprio la figura dei due fidanzatini in calore.
“Ora ricordo” dissi, “quella volta dobbiamo aver fatto proprio una pessima figura ma sa, il mio amico scherza sempre”.
“Ah, scherzavate?” rispose l’uomo con tono sarcastico.
Io ero veramente imbarazzato ma lui continuò la conversazione come se non fosse per nulla scandalizzato anzi la cosa gli interessasse particolarmente, continuammo a parlare finché mi raccontò di essere separato perché un giorno sua moglie, rincasando prima del previsto, lo aveva trovato a letto con un ragazzo della mia età.
“Quindi anche lei…?” chiesi.
“Si, anche a me come al tuo amico piace farmi un bel culetto come il tuo, anzi dato che siete solo amici non si offenderà se me lo fai un po’ vedere, che ne pensi?”
Non credevo alle mie orecchie, ci stava provando con me spudoratamente sul treno (e la cosa non mi dispiaceva affatto).
“Ma no, e se entra qualcuno e ci becca?” risposi.
“Quando il treno è in movimento non entra mai nessuno, e poi hai la tuta da ginnastica, appena senti aprirsi la porta ti rimetti a posto in un attimo e non se ne accorge nessuno, dai fammi vedere”.
“E perché lo vuole vedere?” chiesi.
“Perché questa sera, quando sarò solo nel letto e mi farò una sega, voglio poterci pensare, allora me lo fai questo regalo?”.
Mi alzai in piedi, mi sollevai la giacca della tuta e la maglia, mi voltai di spalle a lui e slacciai il laccio dei pantaloni, me li abbassai assieme agli slip e mi piegai in avanti, allargai le natiche con le mani e gli mostrai quello che voleva vedere.
Subito sentii un suo dito toccare e premere contro la mia stellina tanto che d’istinto, con uno s**tto fulmineo, mi raddrizzai, scappai in avanti e tirai su i pantaloni; “avevamo detto guardare”, dissi.
“Hai ragione, scusa ma non ho resistito” rispose l’uomo.
Mi sedetti nuovamente sul sedile di fronte a lui e vidi che aveva il cazzo durissimo sotto i pantaloni, non dissi nulla ma si accorse che lo notai, nel frattempo riprendemmo la conversazione e mi chiese come e quando avevo scoperto che mi piace prenderlo nel culo.
Gli raccontai della mia prima volta, quando giocando con Lamberto in camera sua ai tempi della quinta superiore e dopo una serie di provocazioni una più spinta dell’altra mi lasciai convincere a farmelo appoggiare, a quel punto lui spinse fino ad entrare con la forza e rimase a far su e giù dentro di me mentre lo pregavo di smettere, andando avanti finché svuotò le sue palle nel mio retto. Gli spiegai che sul momento fui molto arrabbiato ma allo stesso tempo mi sentivo in colpa perché mi era piaciuto e lui, dopo aver scaricato la voglia di sborrarmi dentro, si sentiva in colpa per avermi fatto qualcosa che non volevo. Ne parlammo, imparammo ad accettare che ci piaceva e decidemmo che sarebbe stato il nostro segreto.
Il suo cazzo era sempre più duro sotto i pantaloni e io non potevo fare a meno di guardarlo, lui se ne accorse, lo tirò fuori e me lo mostrò.
“Li fai i pompini?” mi chiese.
La situazione era talmente surreale che non mi restava che godermela, non dissi nulla, mi alzai, presi un preservativo nel mio zaino, lui mise la sua valigia contro la maniglia della porta per evitare che qualcuno potesse aprirla, mi inginocchiai fra le sue cosce di fronte a lui che stava seduto sul sedile, misi il preservativo fra i denti e le labbra, gli afferrai il cazzo con la mano e glielo calzai usando la bocca.
Succhiai per un paio di minuti poi mi chiese di alzarmi un attimo con la scusa che voleva vedere il mio culo, lo accontentai, gli voltai di nuovo le spalle e mi abbassai i pantaloni ma a quel punto lui si alzò di s**tto cogliendomi di sorpresa, mi afferrò e mi spinse con forza contro il vetro del treno.
“No, ma cosa fa?” gli chiesi.
“Mi hai succhiato il cazzo fino a un secondo fa e mi dai ancora del lei?” fu l’unica cosa che rispose.
A quel punto era più la paura che entrasse qualcuno nello scompartimento e ci beccasse che la reale volontà di farlo desistere, ma continuavo a chiedergli di smettere anche perché quella situazione rendeva tutto più eccitante.
“Dai che lo vuoi anche tu!” mi disse mentre mi teneva stretto, nel frattempo con una mano guidava il suo cazzo a farsi strada fra le mie natiche.
“No, per favore! non voglio!” ripetei a bassa voce per non farmi sentire da fuori.
“Ah no? e allora perché inarchi indietro la schiena offrendomi il culo?” mi chiese.
Aveva ragione, senza rendermene conto stavo proprio facendo sporgere il culo verso di lui.
“E’ l’istinto” risposi senza riflettere.
“Si, l’istinto della troietta” ribatté lui.
Smise per un attimo di cercare di infilarmi il cazzo, si tirò indietro nella totale sicurezza che io non mi sarei più sottratto e che sarei rimasto li ad aspettarlo, si sputò su due dita e mi spalmò la saliva sul buco del culo, poi tornò ad appoggiarsi a me, guidò il suo cazzo contro il mio ano e io mi rilassai come sapevo fare in modo da lasciarlo entrare.
Stavo li, schiacciato contro il finestrino con lui dietro che mi inculava con tutta la forza che aveva, i colpi erano profondi, decisi e veloci e sarà stata la situazione o sarà stata la posizione, di colpo sentii un brivido partire dal mio culo e propagarsi lungo la mia schiena da una parte, e verso il mio cazzo dall’altra, era piacevole, come l’inizio di un orgasmo, iniziai ad ansimare profondamente e lui se ne accorse, “che c’è?” mi chiese, “non fermarti, ti prego!” risposi.
“Ah, adesso mi dai del tu, eh? vedo che siamo entrati in confidenza” esclamò, e mentre lo diceva mi strinse più forte a se sempre tenendomi schiacciato contro il finestrino e il ritmo dei suoi colpi aumentò ancora.
Mi lasciai andare abbandonandomi completamente al piacere di quel massaggio che il suo cazzo mi stava facendo dall’interno finché dal mio, di cazzo, uscì’ un getto di sperma che si spiaccicò contro il vetro del finestrino.
Accompagnò lo svanire del mio orgasmo con un diminuire graduale dei suoi colpi poi lo sfilò da dentro di me, mi fece voltare verso di lui e mi mostrò il suo cazzo ancora in tiro, un orgasmo così andava assolutamente ripagato e anche se in quel momento avrei avuto solo voglia di rannicchiarmi sul sedile e riprendermi un po’, c’era poco tempo così mi inginocchiai davanti a lui, gli sfilai il preservativo e iniziai a prendergli in bocca il cazzo a pelle.
I miei amici hanno sempre detto che sono particolarmente bravo nel fare i pompini e doveva pensarla così anche lui perché dopo un po’ di leccate, di succhiate e un paio di volte che me lo cacciai giù fino in gola sentii che stava per venire, fece per tirarmelo fuori di bocca probabilmente con l’intento di menarselo e venirmi in faccia, ma con l’orgasmo che mi aveva fatto provare meritava una ricompensa migliore, lo trattenni mettendo una mano dietro la sua schiena per tirarlo verso di me e continuai a succhiare facendomelo venire in bocca, ingoiando tutto il suo seme fino all’ultima goccia.
Ci ricomponemmo, raccolsi il preservativo che avevo lasciato per terra e lo avvolsi in un fazzolettino, con un altro fazzolettino pulii il vetro contro il quale avevo schizzato io mentre lui mi scopava il culo e misi tutto nel mio zainetto con l’intento di gettarlo poi nel primo cestino una volta sceso in stazione.
Il treno arrivò alla mia fermata, ci salutammo e non lo rividi mai più.
Mi resi conto solo dopo essere sceso dal treno che mi ero fatto scopare il culo ed avevo ingoiato lo sperma di uno col quale non ci eravamo nemmeno scambiati i nomi, questo invece di farmi vergognare mi eccitava, mi faceva sentire più troia e camminavo per la stazione con la sensazione che ogni maschio che incrociavo, dal distinto signore in viaggio per affari al balordo che bivaccava sulle panchine, se avesse potuto mi avrebbe volentieri spinto in un angolo per riempirmi il culo di sborra. Mi sentivo troia e mi piaceva!
Presi l’autobus, arrivai alla fermata vicino a casa, percorsi il centinaio di metri che da li conduceva al palazzo in cui si trovava il mio appartamento, salii le scale, entrai in casa e Lamberto stava seduto sul divano guardando la televisione.
“Bentornato, ti stavo proprio aspettando” mi disse.
“Aspettando?”
“Si, gli altri non ci sono e io per tutto il week end non mi sono fatto nemmeno una sega, vatti a fare una doccia, sarai stanco dal viaggio in treno, poi andiamo a letto che ho le palle piene e voglio scaricartela tutta nel culo!”.
“Che guaio!” pensai, “e se adesso si accorge in qualche modo che l’ho appena preso? cosa gli racconto?”.
Andai in bagno, mi spogliai e mi feci la doccia, feci i gargarismi col collutorio poi corsi in camera prima di lui, presi il gel lubrificante e me lo spalmai ben bene sul culo poi lo chiamai.
“Vieni Lamberto, sono pronto!”
Spense la televisione e corse in camera già col cazzo duro, mi trovò a pancia in giù sul letto, nudo, con le gambe chiuse, “prendimi così” gli dissi, “mi sono già lubrificato, salimi sopra e scopami come la prima volta che lo abbiamo fatto, ricordi?
“Nemmeno un preliminare?” mi chiese.
No anzi voglio giocare un po’, facciamo finta che io non voglia, dai prendimi come mi hai preso la prima volta, mettici la forza, oggi mi va così”.
Salì sopra di me e mi infilò il cazzo nel culo mentre recitavo la parte di quello che non vuole, mi tappò la bocca con una mano per impedirmi di urlare proprio come fece durante la nostra prima volta e come quella volta in poco tempo esplose dentro di me.
Mi diede un bacio, rotolammo su un fianco e mi disse: “non ti ho nemmeno chiesto come è andato il viaggio, scusa ma avevo troppa voglia”.
“Bene, la solita monotonia di un viaggio in treno” risposi.
“La prossima volta che facciamo il viaggio insieme ti porto in bagno a costo di trascinartici di forza e ti rompo il culo, te la tolgo io la monotonia!” mi disse ridacchiando.
“Te l’ho detto mille volte, sul treno no, il rischio di essere beccati e fare una figuraccia è troppo alto”.
“Forse hai ragione tu” mi disse, “per fortuna che ci sei tu con la testa sulle spalle a frenare le mie idee pazze”.
Mi scappò un sorriso mentre mi abbracciava da dietro e lui non se ne accorse, parlammo un altro po’ finché ci addormentammo così, col suo cazzo moscio e umido fuori dal mio buco ma ancora avvolto fra le mie natiche.

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