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La cabina

La cabina
Ieri sono andato a trovare Willy in Liguria, spiaggia di ponente, molto a ponente. Una gran bella giornata. mare, spiaggia, mangiare, bere ridere e scherzare sulle cazzate che abbiamo fatto negli ultimi vent’anni di lavoro. Oggi è domenica sono in albergo, riparto subito, non sopporto le code del rientro milanese sulla Genova- Milano. Vuoi mettere, il mare comunque l’ho fatto, giorno in più, giorno in meno, poi chissà che bolgia in spiaggia, già mi stressava quella di ieri ed era sabato. .La testa reclama un po’ di attenzione. Bevuto troppo, come dice il proverbio “La sera leoni, la mattina coglioni!”. Proprio vero, non fa una grinza. Sono già le undici e mezza, quasi mezzogiorno, lascio l’albergo, mi hanno guardato male perché avevo il check-out alle dieci. Ma se non gli ho fatto nemmeno colazione e mi sono anche pagato il doppio caffè che ho preso per svegliarmi. Proprio vero i liguri sono così spilorci che hanno le braccia così corte che hanno la mani sulle spalle. Mi metto in marcia verso casa. Entro in autostrada, non c’è nessuno. “Partenza intelligente, io sì che la so lunga” E’ l’una passata, ho fame, ma non se ne parla dell’autogrill. Guardo un’ app sul telefono, mi segnala un locale dove mangiare e guardare il mare.” Se mi sbrigo a mangiare., è solo questione di un’oretta, il traffico lo evito comunque”. A fatica trovo parcheggio però trovo subito posto per mangiare il locale ha anche il bagno per i villeggianti. Mentre sto facendo l’ordine acqua gasata con limone, tanto limone, polipo in insalata, una scodella di vongole e cozze, ti vedo in mezzo ai tuoi amici che state prendendo ombrelloni e sdrai. Ma tu aggiungi e prendi anche la cabina. “Ma cosa la prendi a fare la cabina?” ti dice una tua amica ”Passiamo da casa, prima di portarti in stazione.” “Si ma io voglio stare al mare più tempo possibile, metto il bagaglio in cabina, mi cambio per la spiaggia, visto che non ho messo il costume. Se tornavamo prima, invece di fare l’alba stamattina non ero cosi rinco da non mettermi il costume. Quando è ora, mi cambio per partire e sono a posto”. Sei di spalle, cappello stile Panama in testa una coda da cavallo che scende sulla schiena. Una camicia bianca, dei pantaloncini molto corti, un bel culo, un gran bel culo, con attaccate delle gambe da far venire l’asma. “Che puledra, da montare senza sella”, penso tra me e me. ”Cabina numero 69, deve andare in fondo al bagno, è vicino al magazzino, degli attrezzi”, ti dice il bagnino consegnandoti le chiavi. Non riesco a smettere di guardarti, fino a quando non sparisci, tra la folla. Ordino il conto e il caffe’. Il mal di testa è sparito, ti credo ho mangiato. ”Adesso si che ragiono”. Ragiono così bene che vado dal bagnino e ordino una cabina. Mi danno la numero 70. Vado verso la mia cabina di tutta fretta e spero, che anche qua, come in Toscana, quando ero un ragazzino, le cabine siano comunicanti due a due, tramite una porta. Entro, faccio piano, per non far sentire la mia presenza. Mi giro verso l’interno e vedo un’altra porta che da sulla cabina numero 69. La porta è fatta con le persiane, mi avvicino ad essa e guardo attraverso gli spiragli. Ti stai cambiando, hai appena finito di mettere gli slip, ti ho visto le chiappe e quanto sono bianche rispetto al sole che hai preso in questi giorni. Trattengo il respiro per non farmi sentire. Ti metti il reggiseno “Che tette, porca miseria, fortunato chi le tocca e chi bacia quei capezzoli, vorrei metterci il mio cazzo”. Finisci di vestirti ed esci. A quel punto guardo come aprire la porta. Sembra un gioco da ragazzi e lo è. Bingo, porta aperta, mi sento Arsenio Lupin. Mi cambio anch’io, non sono proprio un bel vedere, ma sono io, poi per la prova costume, ho l’immunità diplomatica, non mi può giudicare.. Prendo l’asciugamano e vado al bagnasciuga dove mi aspetta un lettino. Devo aspettare poco e ti vedo arrivare con i tuoi amici, vai subito in riva la mare a guardare l’orizzonte, il tuo didietro è esposto a mezzogiorno rispetto alla mia visuale. Senza pantaloncini, mi fa sognare, ancora di più. Torni verso gli ombrelloni e ti vedo. Viso ovale, leggermente abbronzato e quelle tette che danzano al ritmo del tuo avanzare. Penso a tutti quelli che sono in spiaggia e non le hanno viste, mentre io sì, sono fortunato. Ti squadro da capo a piedi, te ne accorgi e quando mi passi accanto mi sorridi, più per gentilezza che per altro. Mi metto a prendere il sole e fantastico sulle tue natiche, i fianchi e su come vorrei montarti senza sella. Mi sto per addormentare, quando con le tue amiche venite a riva e mettete i vostri asciugamani vicino al mio lettino. Non posso fare a meno di sentire che bisbigliate, poi ridete ed ogni tanto tu butti lo sguardo verso di me. Mi alzo vado a fare il bagno sono sudato, molto sudato, vado a raffreddare i bollenti spiriti. Quando torno ve ne state tornado agli ombrelloni, sembrate proprio delle puledre irrequiete. Non state mai ferme. Questa volta mi sdraio con la schiena a prendere il sole. Non smetto di pensare a ciò che ho visto in cabina. Faccio andare le mani sulla sabbia, con le dita faccio dei disegni e poi con il palmo della mano pulisco tutto e poi ricomincio. Ad un tratto la mano destra sente qualcosa, mi tiro su, ho tra le mani un cellulare, ha una cover con degli strass stile “Accesorize”. “Sicuro che una di quelle ragazze l’ha perso sotto il mio lettino”. Guardo se vi vedo. Niente, mi alzo per vedervi ma c’è la bolgia della domenica pomeriggio. Provo a sbloccarlo, non ci riesco, non posso nemmeno chiamare nessuno. “Facciamo così, io resto qui, ancora mezz’ora tre quarti d’ora, poi se non tornano lo porto alla direzione del bagno. Mi metto a riprendere il sole e guardo se vi vedo. E’ ora di partire “Vaffanculo, a sto’ punto non potevo rimanere dov’ero , almeno ero in compagnia, quando ragiono con l’uccello, non ne combino una giusta. E’ proprio vero, tirano più due peli di figa che una coppia di buoi”. Piego l’asciugamano e mi dirigo verso la cabina, non faccio in tempo a fare tre passi che … “Scusi a mica visto il mio cellulare, sa prima ero sdraiata con le mie amiche proprio qui vicino a lei” Sei tu. “Cazzo, ma tra tante, proprio tu dovevi smarrire il cellulare?”, penso. “Scusa se non lo avevo ancora portato in direzione, ho provato a sbloccarlo per chiamare qualcuno, ma non sapendo il codice… Cosi ho pensato, aspetto un attimo e poi lo consegno a quelli del bagno”. “Io speravo tanto di no, l’ho lasciato lì apposta nella speranza che lo tenesse lei, anzi tu , fatti dare del tu è meglio. Poi quando ho ragionato che avevo dentro il biglietto on-line del treno, sono tornata di corsa a prenderlo, Almeno ho scambiato due chiacchere con te. Hai qui il tuo cellulare? “ Si, perché?” “Dammelo un attimo, sbloccato però. Ecco, ti ho fatto uno squillo così hai il mio numero. Quando vuoi ci possiamo sentire. Adesso devo andare o rischio di perdere il treno anche se mancano 2 ore”. Ti saluto, non capisco, ma mi adeguo, vado verso la mia cabina. Entro, sto per cambiarmi, quando comincio a capire qualcosa, cambio idea, mollo tutto, apro la porta ed entro nella cabina 69 e aspetto. C’è silenzio, siamo alla periferia del bagno dove praticamente non arriva nessuno. Poco dopo sento dei passi, una chiave che si infila dentro la toppa della porta, la maniglia si abbassa, entri, sei davanti a me ti chini verso la borsa per prendere le tue cose. Quando alzi la testa mi vedi dallo specchio, ti prendo tra le mie braccia e a scanso di equivoci ti metto una mano sulla bocca. “Fai silenzio non urlare, se non vuoi, basta un cenno e me ne vado.” Lascio andare la tua mano, piano piano, il tuo silenzio è il tuo assenso. Essere dietro di te, slacciarti lo slip, prima a destra, ti accarezzo il culo, piano piano, passo la mano sul tuo fianco, stringendo leggermente i tuoi fianchi, a farti quasi il solletico, per poi infilarti la mano in mezzo alle gambe. Intanto la mano sinistra slaccia l’altra parte dello slip che non cade, sembra stare su da sola non vuole abbandonare quei fianchi che porti con tanta disinvoltura. Il tuo slip è per terra, la mano sx è libera, ti massaggia da dietro si mette tra le tue natiche. Ti tocca. Ti piace. Stai godendo, vuoi girarti, ti tengo ferma, la mano dx sale sino al tuo seno, ti sposta il reggiseno, lo tocca, è sodo sta su da solo, lo metti solo per decenza, non servirebbe. Con l’altra mano intanto ti slaccio il reggiseno, sei rimasta solo con le infradito, ma sei in punta di piedi, come se avessi un tacco dodici ai piedi.
Intanto l’altra mano è tornata al piano di sotto, sei bagnata e non è il mare, anzi. Continuo a masturbarti, da dietro. Ti bacio il collo, hai brividi, ti lecco il lobo dell’orecchio, sulle spalle. Vorrei farti un succhiotto, per lasciarti un segno della mia presenza, ma è estate, non si fa. Ce l’ho duro, te lo appoggio da dietro, ti liberi una mano la passi sui boxer, poi dentro. Cominci a massaggiarlo, ti giri, ti metto la mia gamba in mezzo alle tue gambe, ti sfreghi sulla mia coscia, sento la figa , sulla gamba, perché ne sento il calore. Vai a ritmo con il cazzo nella tua mano e la figa sulla mia coscia. Non posso fare altro che godere il momento, stai facendo tutto tu. L’unica cosa che faccio è che metto le mie mani sulle tue chiappe, te le allargo, un dito te la tocca, sei un fuoco. Ti aiuto con le mie dita, sembra di mettere le mani nella marmellata. Le nostri mani si toccano dentro la tua figa, godi sempre di più, io non sono da meno,. La tua mano mi scappella l’uccello con una delicatezza mai provata, lo accarezzi sulla punta, sui coglioni, vorrei che mi facessi un pompino, ma vorrebbe dire, rompere quel momento che sembra perfetto. Resisto alla tentazione. Ti stringo le chiappe nelle mie mani, quanto avevo desiderato farlo, ti aiuto nel ritmo che stai dando allo sfregamento. Il mio cazzo è duro e tu lo massaggi benissimo. Ci baciamo le nostre lingue sono una cosa sola.
“Roberta, Roberta, dove sei ? Ti muovi sono quasi le sei, tra un’ora hai il treno”. Silenzio, continuiamo nel nostro godimento.
E’ la tua amica che è venuta a cercarti.
“Vengo, un attimo e vengo!”.
Stai per venire, sto per venire. Guardo in alto, il mio collo guarda verso l’alto. Appoggi la tua bocca su di me tra petto e scapola, a quel punto vieni, godi, per non urlare mi dai un morso, stringi tra i tuoi denti la mia pelle. Mi fai un male che no ho mai provato, facendo sesso, Ma serve, nessuno sente i tuoi gemiti, io li sento a malapena. Sono concentrato a non urlare per il dolore. Mi fai venire, ho un po’ di sollievo dal dolore che mi hai fatto (riesci sempre a dominare), sborro nella tua mano e un po’ sui tuoi piedi e questo ti dà ancora più piacere. Me lo tieni in mano e lo accarezzi. Una mia mano è nella tua figa, vuole stare lì finche può, sta facendo il bagno.
Mi chiedi scusa per il morso, con un bacio, molto, ripeto, molto sensuale. “Pensavo fossi una vampira, poi ho pensato che è ancora giorno”.
Passi la tua mano sul segno che mi hai lasciato.
“Fosse mai che ti viene in mente che non è mai successo… una prova reale ce l’hai”.
Torno da dove sono venuto, apro la porta che divide le due cabine, entro nella mia, mi siedo, guardo il segno che mi hai lasciato, mi fa male. “Hai, anche una bella dentatura. Fortuna che non era un pompino!”. Resto lì, in silenzio, sino a quando non esci e mentre lo fai bussi sulla porta/dividendo, per un ultimo saluto.
Apri la porta ed esci “Eccomi, arrivo, sono qua, scusa ma mi sono persa a pensare, tanto facciamo in tempo ho il biglietto on-line”.
A quel punto mi cambio, mi vesto, prendo lo zaino, esco. Sto per aprire la macchina, sei ancora lì, stai salutando i tuoi amici, ti guardo e mentre saluti mi butti un’occhiata. Senza farmi accorgere dagli altri, con la mano sinistra mando un bacio al cielo, con l’altra, mi batto con il palmo della mano dove mi hai morso. Ho una smorfia di dolore. Ti metti a ridere. Penso, “Sono proprio un pirla!”.
Salgo in macchina, la coda sulla Genova- Milano è lì che mi aspetta, oggi non la sento, va bene così.
By Ululiulula

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